
Leo Schaya, ebreo svizzero vissuto nel XX° secolo, fu uno studioso di varie tradizioni religiose, fra cui il Sufismo e l'Advaita Vedanta¹. Ha pubblicato numerosi libri, poco tradotti in italiano purtroppo.
Nel corso dei suoi studi sul sufismo, che possiamo definire la forma che ha presa il misticismo islamico, si trovò a recarsi in Marocco, dove fu introdotto nei circoli più profondi del sufismo locale. Questo saggio è dedicato alla dottrina dell'unità, alla visione della Divinità come una ed onnipresente.
Questa opera di Schaya ci introduce alla metafisica dell'Islam ed il suo punto di partenza può essere definito il concetto di tawhid (Unità divina), che si manifesta nella frase: "non vi è Divinità all'infuori della Divinità" (la ilaha ill-Allah).
L'autore inizia proprio spiegando il concetto di at-tahwid, l'affermazione dell'Uno, che ci porta a vedere come, mentre per la visione exoterica (quella esteriore) Allāh è l'unico Dio, nella visione esoterica esso diventa l'Unico reale. Ogni altra cosa è illusoria, percezione illusoria che si genera in noi a causa dell'ignoranza. Il nostro identificarci con l'ignoranza è il punto di origine della nostra percezione di sè come qualcosa di separato dall'Unico reale. Dio viene infatti anche definito Non Generato e Non generante, proprio perchè nulla esiste all'infuori di lui. Una visione molto prossima a quella buddista sulla percezione della realtà.
In realtà l'autore richiama la nostra attenzione sul fatto che, per la tradizione islamica, tutti i credenti delle tre religioni rivelate collegate (ebraismo, cristianesimo ed islamismo) possono raggiungere la salvezza in Dio. Non solo, cita Maometto in un passo in cui dice che la verità va cercata fino in Cina, intendendo secondo alcuni, che anche in quelle dottrine così lontane poteva esserci la verità celata, dato che nulla che esista è al di fuori di Dio, quindi ogni moto umano è sempre e comunque verso Dio.
Il conseguimento dell'Unità porta all'estinzione della separazione dalle cose (al-fana') o meglio, all'estinzione dell'illusione della separazione.
Il libro non risulta di facile lettura, l'autore tratta temi profondi e lo fa sviscerando concetti non usuali per molti, ma ha il pregio dello studio lucido ed approfondito, che non potrà non risultare prodiga di scoperte per chi voglia cimentarsi nella sua lettura.
Ra'aytu Rabbi bi-'ayni qalbi
faqultu man anta qala anta
"Vedo il mio Signore con l'occhio del mio cuore,
e dico: Chi sei Tu? E Lui dice: Te!"
Al-Husayn ben Mançur al-Hallaj
Leo Schaya
La dottrina sufica dell'Unità
Edizioni Mediterranee
¹ Forse la più famosa fra le scuole Vedanta, ha come base del suo insegnamento il non-dualismo.
"Non ha mai generato, né è stato generato "in quanto l'unico Reale non può essere la causa di un effetto che sia diverso da Lui, e non può essere un effetto derivante da una causa diversa da Lui. Poiché non vi è alcuna realtà che non sia Lui, Egli "non ha eguali" (p.26). Molto vicino alla teoria buddista dell'Originazione Dipendente, secondo me.